piątek, stycznia 12, 2007

Il sole e l'amore

C'era una volta una bellissima città.
Bella, pur non essendo molto verde e pur essendo sempre piena di placow budowych. Anche al sole piaceva molto questa città e già ai tempi ai quali Dio esisteva ancora il sole aveva deciso che Wroclaw sarebbe diventata la sua residenza estiva. Aveva sempre avuto un faible per l'Europa dell'Est (diciamo che gli piaceva la wodka), quindi Wroclaw, anonima città della Polonia, gli andava a pennello.

D' autunno il sole abitava a Parigi, che però col passare dei secoli era diventata una città sempre più snob. Inoltre ci abitava quello scemo di un Luigi che, arrogante com'era, si faceva chiamare Re Sole. Ma si può?! Quindi il Sole decise di trasferirsi a Wroclaw per passarci anche l'Autunno.

A Novembre a Wroclaw cominciava a far freddino. Il sole era indeciso sul da farsi. Avrebbe potuto andare ai Caraibi, come previsto. Aveva già fatto stampare il biglietto d'aereo alla sua amica Elisa (lui la stampante non l'aveva mica, però aveva tanti amici; tutti lo amavano, il sole, tranne quelli che avevano l'allergia). Insomma, la valigia era aperta sul letto, ma lui non aveva voglia di partire. E perchè poi? Ai Caraibi c'erano tutte quelle ****** in topless colle tette pendenti o siliconate, che gli facevano venire il ribrezzo. Meglio stare qui a scaldare le mani dei suonatori di flauto e del fruttivendolo all'angolo colla Kollataja. Qui la gente mi vuole più bene, pensò, e rimase a Wroclaw tutto l'inverno.

Poi arrivò la primavera, i fiorellini, l'erbetta verde, i germogli, gli uccellini e le farfalline. Il sole capì che si era innamorato. Di Wroclaw e della bella signorina nell'ufficio turistico sul Rynek.
"E allora cosa fece?", voi tutti chiederete. Ma questa e' una sorpresa che in segreto vi dirò.
Lui fece una casetta piccolina a Wroclaw, con vasche e pesciolini e tanti fiori di lillà. E tutte le ragazze che passavano di là dicevano "Che bella 'sta casetta a Wroclaw!"

E così, da quel giorno, il sole rimase a Wroclaw. Per sempre, perchè l'amore è per sempre. Come i diamanti ancora sporchi di sangue di De Beers.

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